L' Amleto di Shakespeare

"Amori tragici in Shakespeare" Prof. Fabrizio Zulian

CONVERSAZIONE UNIVERSITA’ POPOLARE DI CAVARZERE

MARTEDI’ 29 GENNAIO 2013

Prof. Fabrizio Zulian

AMLETO

La Vita e le Opere di Shakespeare

Il 26 aprile del 1564 a Stratford on Avon viene battezzato un bambino destinato a trasformare il mondo dell'arte: il geniale William Shakespeare.

La biografia del Maestro del teatro inglese, soprannominato il Bardo( poeta e cantore presso i Celti) dell'Avon, resta avvolta da un'aurea di mistero, la quale ha contribuito a rendere ancora più vivo il mito legato all'artista. Per un verso mancano testimonianze storiche relative a diversi anni della sua vita, dall'altro sono stati tramandati numerosi aneddoti relativi al drammaturgo, sovrapponendo realtà e fantasia.

Sappiamo per certo che Skakespeare nasce nel 1564 da una famiglia benestante e che in meno di trent'anni il giovane talentuoso diviene un attore di fama ed un drammaturgo amato dal pubblico e dalla nobiltà inglese.
A diciott'anni convola a nozze con Anne Hathaway, destinata a diventare madre dei tre figli di Shakespeare dei quali uno, chiamato Hamnet, viene a mancare ad appena undici anni d'età.

Nel 1594 in occasione della riapertura dei teatri inglesi, chiusi da anni per la minaccia della peste, Shakespeare, insieme ad altri attori, crea una sorta di cooperativa volta a gestire la Compagnia dei Servi del Lord Ciambellano. L'esperienza si rileva eccezionalmente produttiva, sia dal punto di vista economico che artistico, così come la costruzione del Globe al quale è rimasta immancabilmente associata la figura del Bardo.

Nel 1599 viene abbattuto il primo teatro, costruito a Londra nel 1576, ma l'evento rappresenta in realtà una rinascita dell'arte sotto nuove spoglie. I resti dell'antico Theatre vengono, infatti, impiegati per edificare il Globe, destinato ad ospitare le rappresentazioni della compagnia di William Shakespeare.

Sono anni di eccezionale splendore del teatro inglese e mondiale, illuminato dalla stella di Shakespeare, esponente di spicco del periodo elisabettiano. Il 1603 è l'anno della morte della Regina Elisabetta, mecenate del poeta, che tuttavia non perde il prestigio maturato attraverso i suoi capolavori e Giacomo I assume presso di sé la Compagnia del Lord Ciambellano.

L'infinita creatività di Shakespeare non accenna ad esaurirsi, donando all'umanità opere attuali ancor oggi. Fino al momento della sua scomparsa, avvenuta nel 1619, la brillante mente del poeta inglese ha dato vita a decine di opere d'arte: 38 testi teatrali, oltre 150 sonetti e celebri poemi sono giunti a noi, lasciando spazio anche a diverse speculazioni. L'enorme talento ha fatto nascere dubbi sulla reale paternità di tutte le opere attribuite al drammaturgo e persino sulla stessa esistenza di Shakespeare che, secondo alcuni, sarebbe in realtà una sorta di pseudonimo impiegato da un circolo di intellettuali del Rinascimento inglese.

William Shakespeare è noto a tutti, anche alle persone che non sono appassionate di letteratura o di cinema, le quali conoscono comunque la storia di Romeo e Giulietta e provano intense emozioni una volta giunti a Verona, di fronte al balcone da cui si affacciava la giovane donna.

AMLETO: FONTI

La storia di Amleto si basa soprattutto sulla leggenda di Amleth, raccontata da Saxo Grammaticus nella Vita Amlethi, parte delle Gesta Danorum. La versione di Saxo, narrata nei libri 3 e 4, è molto simile all'Amleto di Shakespeare.

In essa, a due fratelli, Orvendil e Fengi, è affidato il governo dello Jutland dal re dei Danesi Rørik Slyngebond. Poco dopo, Orvendil sposa la figlia di re Rørik, Geruth (Gertrude nell'Amleto); Amleto è il loro primo e unico figlio.

Fengi è risentito del matrimonio di suo fratello e inoltre vuole il comando assoluto dello Jutland, perciò uccide Orvendil. Dopo un brevissimo periodo di lutto, Fengi sposa Geruth e si dichiara unico leader dello Jutland. Tuttavia Amleto vendica l'omicidio del padre pianificando l'uccisione dello zio e diventa il nuovo e giusto sovrano dello Jutland.

Mentre nella versione di Shakespeare Amleto muore appena dopo lo zio, nella versione di Saxo sopravvive e comincia a governare il suo regno. In parte il testo potrebbe essere basato sulle Histoires tragiques di François de Belleforest, una traduzione francese da Saxo, nella quale l'autore introduce la malinconia del protagonista. Si ritiene che comunque Shakespeare si sia basato anzitutto su un testo precedente, attualmente conosciuto come Ur-Hamlet, scritto dieci anni prima dallo stesso Shakespeare.

 

Commento

Non c'è nella storia della drammaturgia mondiale un personaggio così centrale, così ricco di sfumature, così complesso e sfuggente. Alla corte di Danimarca il dubbio e l'ambiguità prevalgono. C'è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l'azione; l'esitazione sembra essere la sua malattia. Il DUBBIO è il suo antagonista (ostacolo), che lo perseguita fino alla fine.

Anche se è basato su una struttura convenzionale, Amleto apre la via a un moderno concetto di teatro. Muove il fulcro dell'attenzione da una vendetta privata verso un'indagine sulle basi dell'umana esistenza e sulla validità delle azioni umane. Mette sotto scrutinio un gran numero di argomenti (la legittimazione del potere, l'incesto), idee (morte, suicidio, esistenza di un mondo soprannaturale), valori (castità, onore, lealtà, amicizia), mancanza di valori (incostanza, ipocrisia, tradimento), relazioni (vincoli familiari), emozioni (amore, gelosia, odio), forme sociali (potere sovrano, gerarchia).

La tragedia è costruita su confusione e contraddizione che resistono a spiegazioni logiche che riflettono il punto di vista di Shakespeare nello scrivere. Per Goethe Amleto è l'eroe romantico, sensibile, dubitoso, wertheriano, schiacciato da un'impresa più grande di lui. Lo Schlegel vede in Amleto quasi un ipocrita verso sé stesso, i cui scrupoli non sono che pretesti per mascherare la sua mancanza di risolutezza; mentre secondo Coleridge, la causa diretta dell'incapacità ad agire del malinconico principe è l'eccesso di pensiero, di riflessione. Amleto (uomo o personaggio) scrive Eliot “è dominato da un'emozione che è inesprimibile perché “in eccesso” rispetto ai fatti quali appaiono nel testo. La supposta identità di Amleto con il suo autore è vera, nella misura in cui lo scacco di Amleto (scarsa attendibilità oggettiva) corrisponde allo scacco artistico dell'autore”. Perciò dal punto di vista letterario è un'opera mancata, ma che può essere colmata solo dall'interpretazione scenica che ne fa un capolavoro.

Religione[

Scritta in un momento di turbolenze religiose e al risveglio dello Scisma anglicano, l'opera è alternativamente cattolica (o devotamente medievale) e protestante (o consapevolmente moderna). Il Fantasma dice di essere in purgatorio, poiché morto senza l'estrema unzione. Questo, insieme alla cerimonia funebre di Ofelia, che è caratteristicamente cattolica, formano la maggior parte delle connessioni cattoliche dell'opera. Alcuni studiosi hanno osservato che le Scritta in un momento di turbolenze religiose e al risveglio dello Scisma anglicano, l'opera è alternativamente cattolica (o devotamente medievale) e protestante (o consapevolmente moderna).

Il Fantasma dice di essere in purgatorio, poiché morto senza l'estrema unzione. Questo, insieme alla cerimonia funebre di Ofelia, che è caratteristicamente cattolica, formano la maggior parte delle connessioni cattoliche dell'opera. Alcuni studiosi hanno osservato che le tragedie di vendetta vengono da paesi tradizionalmente cattolici, come la Spagna e l'Italia; e presentano una contraddizione, poiché secondo la dottrina cattolica il dovere maggiore si deve a Dio e alla famiglia. L'enigma di Amleto, allora, è se vendicare suo padre e uccidere Claudio, o se lasciare la vendetta a Dio, come richiesto dalla sua religione.

La maggior parte del protestantesimo dell'opera deriva dalla sua localizzazione in Danimarca – sia allora sia oggi un paese prevalentemente protestante, anche se non è ben chiaro se vi era l'intenzione di rispecchiare ciò nella Danimarca immaginaria dell'opera. Nell'opera si menziona Wittenberg, dove Amleto, Orazio, Rosencrantz e Guildenstern frequentano l'università, e dove Martin Lutero per la prima volta affisse le sue 95 tesi.[3] Quando Amleto parla della “speciale provvidenza nella caduta di un passero”, egli riflette la credenza protestante secondo cui la volontà di Dio – la Divina Provvidenza – controlla anche il più piccolo evento. Nel primo quarto, nella prima frase della medesima sezione si legge: “C'è una provvidenza predestinata nella caduta di un passero” , che suggerisce una connessione protestante persino maggiore attraverso la dottrina della predestinazione di Giovanni Calvino. Gli studiosi ipotizzano che l'Amleto possa essere stato censurato, poiché il termine “predestinato” appare solo in questo quarto.

 Le tragedie di vendetta vengono da paesi tradizionalmente cattolici, come la Spagna e l'Italia; e presentano una contraddizione, poiché secondo la dottrina cattolica il dovere maggiore si deve a Dio e alla famiglia. L'enigma di Amleto, allora, è se vendicare suo padre e uccidere Claudio, o se lasciare la vendetta a Dio, come richiesto dalla sua religione.[2]

La maggior parte del protestantesimo dell'opera deriva dalla sua localizzazione in Danimarca – sia allora sia oggi un paese prevalentemente protestante, anche se non è ben chiaro se vi era l'intenzione di rispecchiare ciò nella Danimarca immaginaria dell'opera. Nell'opera si menziona Wittenberg, dove Amleto, Orazio, Rosencrantz e Guildenstern frequentano l'università, e dove Martin Lutero per la prima volta affisse le sue 95 tesi.[3] Quando Amleto parla della “speciale provvidenza nella caduta di un passero”, egli riflette la credenza protestante secondo cui la volontà di Dio – la Divina Provvidenza – controlla anche il più piccolo evento. Nel primo quarto, nella prima frase della medesima sezione si legge: “C'è una provvidenza predestinata nella caduta di un passero” [4], che suggerisce una connessione protestante persino maggiore attraverso la dottrina della predestinazione di Giovanni Calvino. Gli studiosi ipotizzano che l'Amleto possa essere stato censurato, poiché il termine “predestinato” appare solo in questo quarto.

Filosofia

 

Le idee filosofiche nell'Amleto sono simili a quelle dello scrittore francese Michel de Montaigne, contemporaneo di Shakespeare. Artista: Thomas de Leu (1560–1612).

(EN)
« To be, or not to be, that is the question:
Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And, by opposing, end them. »

(IT)
« Essere o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine. »

(Amleto, atto III, scena 1)

Spesso Amleto viene percepito come un personaggio filosofico, che espone idee che oggi sono descritte come relativismo, esistenzialismo e scetticismo. Per esempio, egli esprime un'idea relativista quando dice a Rosencrantz: “non c'è niente che sia un bene o un male, ma è il pensare che lo rende tale” [atto II scena 2].[6] L'idea che niente sia reale eccetto la mente dell'individuo trova le sue radice nei Sofisti greci, che sostenevano che poiché nulla può essere percepito tranne che mediante i sensi – e poiché gli individui sentono, e quindi percepiscono, le cose in maniera diversa – non c'è alcuna verità assoluta, ma solo verità relative.[7] L'esempio più chiaro di esistenzialismo si ritrova nel monologo ”essere o non essere” , dove Amleto usa l'”essere” per alludere sia alla vita sia all'azione, e il “non essere” per rivolgersi alla morte e all'inazione. La contemplazione del suicidio in questa scena, tuttavia, è più religiosa che filosofica, poiché Amleto crede che continuerà a esistere dopo la morte.[

Gli studiosi concordano nell'asserire che l'Amleto rifletta lo scetticismo contemporaneo che prevaleva nell'umanesimo rinascimentale. Prima dell'epoca shakespeariana, gli umanisti avevano sostenuto che l'uomo era la più grande creazione di Dio, fatta a Sua immagine e in grado di riconoscere la propria natura, ma questo punto di vista fu messo in dubbio, in particolar modo da Michel de Montaigne. L'amletico “Che capolavoro è l'uomo” richiama molte delle idee di Montaigne, ma gli studiosi discordano se Shakespeare le abbia estratte direttamente da Montaigne o se entrambi gli uomini avessero semplicemente reagito in modo simile allo spirito del tempo.

Politica

All'inizio del XVII secolo la satira politica venne scoraggiata e i drammaturghi vennero puniti per i lavori “offensivi”. Nel 1597, Ben Jonson fu imprigionato per la sua partecipazione all'opera L'Isola dei Cani. Thomas Middleton venne imprigionato nel 1624, e il suo Una partita a scacchi venne bandita dopo nove rappresentazioni.

Molti studiosi credono che il Polonio dell'Amleto prendesse in giro il defunto William Cecil (Lord Burghley) – tesoriere e consigliere della Regina Elisabetta I – poiché si possono riscontrare parecchi parallelismi. Il ruolo di Polonio in quanto uomo di stato più anziano è simile al ruolo di cui godeva Burghley; il consiglio di Polonio a Laerte può richiamare quello di Burghley a suo figlio Robert Cecil; la tediosa verbosità di Polonio rassomiglia a quella di Burghley. “Corambis” (il nome di Polonio nel primo quarto) ha assonanza con il termine latino per “doppio-cuore”, che potrebbe essere la satira del motto latino di Lord Burghley Cor unum, via una (“Un cuore, una strada”). Infine, la relazione della figlia di Polonio, Ofelia, con Amleto si può comparare con la relazione della figlia di Burghley, Anne Cecil, con il Conte di Oxford, Edward de Vere. Tali argomenti si prestano anche a sostegno della teoria secondo cui la paternità delle opere di Shakespeare sia del Conte di Oxford.

Eppure Shakespeare riuscì a sfuggire alla censura; e, lontano dall'essere soppresso, all'Amleto venne data l'approvazione reale, come dimostra lo stemma reale sul frontespizio dell'Amleto del 1604.

Psicoanalisi

Dalla nascita della psicoanalisi nel tardo XIX secolo, l'Amleto è stato oggetto di tali studi, in particolar modo da parte di Sigmund Freud, Ernest Jones, e Jacques Lacan, che hanno influenzato le produzioni teatrali. Nella sua Interpretazione dei Sogni (1900), l'analisi di Freud parte dalla premessa che “l'opera è costruita sulle esitazioni di Amleto sul soddisfacimento del compito di vendetta che gli è stato assegnato; ma il testo non offre ragioni o motivi validi per tali esitazioni”.[21] Dopo una rassegna di varie teorie letterarie, Freud conclude che Amleto ha un “desiderio Edipico per sua madre e la colpa che da ciò ne deriva gli impedisce di uccidere l'uomo [Claudio] che ha fatto ciò che egli inconsciamente desiderava fare”. Confrontandosi con il suo rimosso, Amleto si rende conto che “egli stesso non è meglio del peccatore che egli deve punire”. Freud suggerisce che l'apparente “avversione per la sessualità” di Amleto – articolata nella conversazione “monacale con Ofelia – si concilia con tale interpretazione. John Barrymore introdusse i significati reconditi di Freud nella sua produzione a New York del 1922, che è andata in scena per il tempo record di 101 serate.

Negli anni quaranta, Ernest Jones – psicanalista e biografo di Freud – sviluppò le idee freudiane in una serie di saggi che culminarono nel suo libro Amleto e Edipo (1949). Influenzate dall'approccio psicanalitico di Jones, parecchie produzioni hanno ritratto la “scena dell'armadio", in cui Amleto si confronta con sua madre nelle sue stanze private, in luce sessuale. In questa lettura, Amleto è disgustato dall'”incestuosa” relazione della madre con Claudio quando, allo stesso tempo, teme di ucciderlo, poiché questo eliminerebbe la sua via per giungere al letto della madre. Anche la pazzia di Ofelia dopo la morte del padre può essere letta sotto un'ottica freudiana, come reazione alla morte del suo amante sperato, suo padre. Ella è travolta dal non aver mai soddisfatto l'amore per lui, terminato in modo tanto brusco, che la porta nell'oblio della follia. Nel 1937, Tyrone Guthrie diresse Laurence Olivier in un Amleto ispirato a Jones, rappresentato all'Old Vic.

Negli anni cinquanta, le teorie strutturaliste di Lacan sull'"Amleto" vennero presentate per la prima volta in una serie di seminari tenuti a Parigi e in seguito pubblicati in “Desiderio e Interpretazione del Desiderio nell'"Amleto"”. Lacan postulò che la psiche umana è determinata da strutture del linguaggio e che le strutture linguistiche dell'"Amleto" gettavano luce sul desiderio umano. Il suo punto di partenza sono le teorie edipiche di Freud, e il tema centrale del lutto che pervade tutto l'"Amleto". Nell'analisi di Lacan, Amleto assume inconsciamente il ruolo di fallo – la causa della sua inazione – e si distanzia sempre più dalla realtà “per via del lutto, della fantasia, del narcisismo e della psicosi”, che creano buchi (o mancanze (manque)) negli aspetti reale, immaginario e simbolico della psiche. Le teorie di Lacan hanno influenzato il criticismo letterario dell'"Amleto" per via della sua visione alternativa dell'opera e del suo uso della semantica per esplorare la psicologia dell'opera.

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Trasposizioni cinematografiche

Amleto è di gran lunga l'opera shakespeariana che è stata rappresentata al cinema con maggior frequenza e successo. Il personaggio che incarna il dubbio esistenziale è stato rappresentato fin dagli albori della cinematografia sia da attori sia da attrici. Tra le interpretazioni femminili, fecero scalpore quella di Sarah Bernhardt nel film del 1900, e inferiore per notorietà la prova d'attrice della danese Asta Nielsen nella pellicola del '21, nella quale introdusse una sfumatura di erotismo nel rapporto con Orazio, tramite lunghe inquadrature e pause languide.

Il più apprezzato interprete delle tragedie di Shakespeare al cinema del secondo dopoguerra, il barone al merito Laurence Olivier, si cimentò con Amleto nel 1948: il suo principe danese, abbondantemente rodato sui palcoscenici britannici, è una specie di tigre in gabbia, mantenendo anche davanti alla cinepresa la fisicità e la potenza proprie dell'Olivier teatrale.

Di gran lunga più di "effetto" - tanto da meritarsi gli sperticati elogi dell'Olivier - è stato l'"Amleto Russo" ("Gamlet") del 1963/64 sceneggiato e diretto da Grigorij Kozinceev, che si è avvalso delle musiche di Dimitri Shoshtakovich, della traduzione di Boris Pasternak e, soprattutto, dell'interpretazione di uno dei mostri sacri della scena sovietica: Innokentij Smoktunovskij. Cinematografico, ma estremamente "teatrale" l'impostazione registica e la recitazione. Quanto al protagonista, di grande impatto si sono rivelati i monologhi del principe danese, mai recitati, ma "pensati" mentre la cinepresa ne inquadra il volto, gli occhi, l'andatura. Per il mercato cinematografico e televisivo italiano, il doppiatore di Smoktunovskij è stato Enrico Maria Salerno.

In Italia è il giovane Vittorio Gassman a presentare la pellicola italiana più nota dell'epoca sugli intrighi di Elsinore.

Negli ultimi decenni, hanno impersonato con grande successo Amleto sullo schermo tra gli altri Ian McKellen, Mel Gibson, Kenneth Branagh, Ethan Hawke..

Nel 1994, la Disney lanciò nei cinema un film casualmente ispirato all'Amleto, intitolato Il re leone.

Amleto nella musica

Opere liriche

Almeno 26 opere liriche sono state scritte basandosi su Amleto, tra cui:

Poemi sinfonici

Musica di scena

 

TRAMA DI AMLETO

 

L’opera è ambientata nella Danimarca feudale e la quasi totalità delle scene si svolgono all’interno del castello di Elsinor, ad eccezion fatta per alcune scene ambientate rispettivamente nello spazio circostante al castello (atto primo, scena prima e scena quarta), nella casa di Polonio (atto primo, scena terza ed atto secondo, scena prima), nella pianura danese (atto quarto, scena quarta) ed all’interno di un cimitero (atto quinto, scena prima).

Il primo atto inizia con due uomini (Bernardo e Francesco) di guardia al castello, raggiunti più tardi da Orazio e Marcello. Un fantasma dalle sembianze del padre di Amleto appare agli uomini ma, improvvisamente e prima di poter parlare, svanisce nel nulla. La notte successiva, dopo essere stato dovutamente avvertito, il giovane Amleto si unisce alla guardia del castello. Il fantasma riappare ed Amleto riesce a parlargli, dopo averlo seguito, prima che esso scompaia di nuovo. Il fantasma gli rivelerà i veri avvenimenti che hanno preceduto la sua morte, svelandogli l’omicidio da parte del fratello Claudio e chiedendogli di vendicarlo. Da adesso in poi Amleto si fingerà pazzo per confondere chiunque cerchi di prevederlo ed in modo da facilitarsi, quindi, la vendetta.

Dopo la morte del re, Claudio ha sposato la regina, Gertrude. Sia la madre Gertrude che lo zio Claudio sono preoccupati per la presunta pazzia di Amleto e chiedono a due suoi amici di scuola, Rosencrantz e Guildenstern, di trovare la causa del problema.

Una compagnia di attori, la "compagnia stabile della città", viene invitata al castello con l’intento di risollevare l’animo di Amleto. Amleto chiede agli attori di interpretare "L’Omicidio di Gonzago" (chiamandola in seguito "La trappola per topi") aggiungendo alcune sue righe al testo. L’interpretazione, raggiungendo l’obiettivo prefissato da Amleto, rende furioso il re, che interrompe la recita. Questo sembra provare agli occhi di Orazio ed Amleto la colpa di Claudio.

Amleto raggiunge la madre nella sua stanza per parlarle. Mentre dialoga animatamente con ella, sente Polonio gridare da dietro le tende. Amleto, credendo si trattasse del re, lo uccide . Claudio, decidendo quindi che Amleto è troppo pericoloso per essere lasciato a piede libero in Danimarca, decide di trasferirlo in Inghilterra con Rosencrantz e Guildenstern, a cui consegna una lettera con l’ordine di uccidere Amleto non appena raggiunta l’Inghilterra. Sulla nave, a causa dell’attacco di una nave corsara, Amleto scopre la lettera e la rimpiazza con un’altra in cui si ordina invece di uccidere Rosencrantz e Guildenstern a viaggio completato. Amleto si dirige di nuovo verso l’Inghilterra.

Non appena ritornato in Danimarca, Amleto scopre che Ofelia, impazzita dopo la morte del padre, è annegata. Vedendo Amleto, Laerte lo accusa della morte di Ofelia e Polonio. Per mettere fine alla disputa, il re prepara un incontro di scherma tra Amleto e Laerte, trovando un artificio per uccidere "accidentalmente" Amleto. Claudio avvelena del vino che offrirà ad Amleto alla fine del primo incontro, e Laerte avvelena a sua volta la punta del suo fioretto. Durante il combattimento Gertrude, all’oscuro delle macchinazioni del re, beve dalla coppa riservata ad Amleto. Laerte ferisce Amleto, condannandolo a morte e, scoprendo Amleto che il fioretto è a punta scoperta, attacca furiosamente Laerte. Nello scontro che segue i due si scambiano i fioretti ed Amleto ferisce Laerte. Quasi nello stesso istante, Gertrude cade a terra, affermando che la coppa è avvelenata.

Laerte confessa quindi che la morte di Gertrude è opera del re, e che la punta da cui Amleto è stato ferito è avvelenata. Amleto, gridando al tradimento, Trafigge il re. Prima di morire Amleto chiede ad Orazio di fare in modo che tale storia non vada perduta, e di raccontare pubblicamente gli avvenimenti di cui è stato vittima.Pochi istanti dopo Fortebraccio entra con i suoi soldati nel castello e, impreparato ad un simile scenario di morte, reclama i propri diritti sulla Danimarca. Viene ordinato di esporre sul palco la salma di Amleto, e di annunciare la sua morte con fanfare e salve di guerra.